18) Horkheimer. Sul rapporto fra l'intellettuale e il
proletariato.
Horkheimer afferma che la funzione critica dell'intellettuale non
deve mai venire meno anche per il bene degli stessi proletari, per
i quali il suo pensiero  parte integrante del loro sviluppo..
M. Horkheimer, Teoria tradizionale e teoria critica (pagine 358-
362).

 L'intellettuale che con un atteggiamento di umile venerazione si
limita a proclamare la potenza creativa del proletariato,
accontentandosi di adeguarglisi e di trasfigurarlo, trascura il
fatto che ogni elusione dello sforzo teorico che egli si risparmia
nella passivit del suo pensiero, come pure di un temporaneo
contrasto con le masse a cui potrebbe portarlo il suo pensiero,
rende queste masse pi cieche e pi deboli di quanto potrebbero
essere. In quanto elemento critico e propulsivo, il suo pensiero 
parte integrante del loro sviluppo. La completa subordinazione a
quella che  di volta in volta la situazione psicologica della
classe, che in s rappresenta la forza necessaria alla
trasformazione, ingenera nell'intellettuale la sensazione beata di
essere collegato con una potenza straordinaria, e un ottimismo
professionale. Se in periodi di gravissime sconfitte questo
ottimismo viene scosso, pi di un intellettuale corre il rischio
di cader vittima di un pessimismo sociale o di un nichilismo tanto
illimitati quanto il suo precedente ottimismo era eccessivo. Essi
non sopportano il fatto che proprio il pensiero pi attuale, che
coglie pi a fondo la situazione storica ed  pi ricco di
prospettive future, in determinati periodi comporti l'isolamento
dei suoi portatori che si ritrovano abbandonati a se stessi.
C. Bordoni e Alfredo De Paz, La critica della societ nel pensiero
contemporaneo, G. D'Anna, Messina-Firenze, 1984 2, pagina 168.
